🌿 Benvenuto

Un percorso dedicato alle grandi domande dell'esistenza, alle relazioni umane e ai racconti che trasformano le idee in esperienza.

🏛 Filosofia

Significato della vita, coscienza, spiritualità, libertà e sofferenza.

🤝 Relazioni Umane

Amore, crescita personale, empatia e comunicazione, Amicizia e Legami.

📖 Racconti Filosofici

Storie, dialoghi e allegorie che danno forma alle grandi domande.

Visualizzazione post con etichetta Fiabe e Parabole. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fiabe e Parabole. Mostra tutti i post

domenica 16 marzo 2025

Un dialogo fra bambini


Carletto e Robertino sono due bambini che si parlano nei momenti di socializzazione all’asilo.

Robertino aveva assistito all’incontro di Carletto con la mamma all’uscita dall’asilo. Così ricordandosi delle coccole ricevute dall’amichetto, decise di porgli una domanda che avrebbe voluto fare molto tempo prima.

“Carletto, parlami della tua mamma, com’è?”

“La mia mamma è sempre con me, mi legge le favole e spesso mi porta alle giostrine. Lei mi vuole tanto bene … anche se qualche volta sono monello.”

“Si, però, dimmi di più… come ti senti quando ti bacia e ti stringe al petto?” Insistette il bimbo, riproponendo la domanda in modo più preciso.

“Sono felice e vorrei che continuasse. Non so dirti bene cosa mi succede, ma mi prende una certa magia che mi fa sentire speciale. Il mio cuore batte dí più ed io sento il suo così vicino che credo di stare dentro di lei.” Rispose Carletto mentre il suo viso si illuminava.

“Che bellooo. Come volevo provare anch’io questa tua gioia!"


Carletto, stupito, domandó: “Perché dici questo? La tua mamma è diversa dalla mia?”

“Penso che tutte le mamme sono belle, ma la mia non c’è più. Papà mi ha detto che è in cielo. Io però non ci credo. Non capisco perché è andata via senza di me. Ti giuro che non sono stato mai così cattivo da costringerla ad abbandonarmi.”

Carletto restó incredulo e un po’ terrorizzato all’idea di immaginarsi senza della sua mamma. Appena si calmò, disse con convinzione: “No, non è possibile che sia andata via. Ogni mamma non lascerebbe mai il suo bambino.”

Tentando di non piangere, Robertino rispose:
“Eppure é così! Non so a chi dirlo quanto mi sento tanto solo. Il mio papà fa di tutto per farmi dimenticare la mamma ed io gli faccio credere che ci riesce. Non voglio che sappia quanto mi manca e che rinuncerei a tutti i giocattoli del mondo pur di averla con me almeno un giorno. Povero papà, lo sorprendo molte volte incantato a pensare a chissà cosa. In quei momenti sono sicuro che pensa a lei.”


Carletto prese la mano di Robertino e suggerì: “Dai, ora giochiamo insieme e aspettiamo che la tua mamma ritorni. Sai, succede anche a me di stare lontano dalla mamma. Però, poi ritorna e dimentico tutte le mie paure. Non può esistere un bambino senza della mamma … lo ha detto la maestra all’asilo!”

Robertino strofinò la mano sull'occhio destro da dove era sfuggita una lacrima e si immerse nei giochi.

martedì 20 agosto 2024

Il potere magico delle favole

 
C'era una volta una giovane madre che era in soggezione per l'illustre scienziato, il dottor Albert Einstein. Nella sua profonda ammirazione per lui, sperava che un giorno suo figlio sarebbe diventato uno scienziato.

In un'occasione, si avvicinò ad Albert e gli chiese che tipo di lettura avrebbe preparato meglio suo figlio a questa carriera. Einstein le rivolse un sorriso stravagante e rispose: "Se vuoi che i tuoi figli siano intelligenti, leggi loro delle fiabe. Se vuoi che siano più intelligenti, leggi loro più fiabe".

Beh, è ​​ sicuramente un'affermazione sconcertante. Soprattutto da parte di un fisico teorico. Nonostante ciò, Einstein era fermamente convinto che l'ingrediente principale della scienza fosse la creatività. La capacità di combinare e collegare idee diverse … di essere "un maestro della metafora".

Le fiabe quindi più di ogni altra cosa potevano stimolare questo slancio creativo. E non è limitato ai bambini. Prendendo spunto dal libro di J.R.R. Tolkien, Einstein credeva che non esistesse la scrittura per bambini. E che ciò fosse particolarmente vero per le fiabe.

Quindi, cosa hanno di speciale queste curiose storie? Cosa sono e cosa possiamo imparare da loro? E perché Einstein ci ha consigliato di leggerle?

Alla luce della psicologia di Jung e della mitologia comparata, esploriamo l'importanza delle fiabe e perché contengono le chiavi per sbloccare il regno creativo delle nostre menti.

"Le fiabe sono l'espressione più pura e semplice dei processi psichici inconsci collettivi". - Marie Louise Von Franz.

Le fiabe si leggono come sogni. Sono racconti antichi e magici che trasmettono lezioni morali e ci intrattengono da migliaia di anni.

Cenerentola, Biancaneve, Hansel e Gretel, Raperonzolo, Il principe ranocchio, La bella addormentata. Queste storie sono esistite in tutte le culture e hanno attraversato epoche fin da quando esiste una storia scritta e orale.

Molti di questi racconti classici si riferiscono a modelli così senza tempo e archetipici, sia nella trama che nella rappresentazione dei personaggi, che sono rimasti in gran parte invariati sin dalla loro origine.

Cenerentola, nella forma della "storia di Rodopi", risale al I secolo a.C. Anche La bella e la bestia ha le sue radici nell'antichità.

Von Franz, un maestro dell'analisi del pensiero di Jung, credeva che le fiabe fossero specchi (metafore) per processi psicologici che avvengono in profondità nella nostra mente.

Ad esempio, "il viaggio dell'eroe", esposto in modo particolare da Joseph Campbell, è il processo mediante il quale l'ego si stabilisce dall'inconscio.

È visto perpetuamente nella letteratura, nel dramma, nel mito e nelle fiabe. Descrive un "modo di essere" che è essenziale per uno sviluppo psicologico sano e un corretto coinvolgimento con il mondo.

Vediamo questo monomito apparire in storie come "Star Wars", "Harry Potter" e "Lo Hobbit".

Altre storie rappresentano forme archetipiche. "Hansel e Gretel" raffigura l'archetipo della "madre divoratrice", dove i bambini vengono ingrassati da una strega in una magica casa di caramelle.

È un avvertimento alla tendenza degli individui a rimanere letteralmente (e psicologicamente) infantili, dipendenti ed edonisti, per cui la madre impedisce al bambino di svilupparsi in un adulto. Questo è sperimentato come un "complesso materno".

Le fiabe, a differenza dei miti o delle leggende, erano considerate dallo stesso Jung come il miglior materiale per studiare "l'anatomia comparata della psiche".

"La fiaba è come il mare, e le saghe e i miti sono come le onde su di esso; un racconto si eleva per diventare un mito e affonda di nuovo per diventare una fiaba". - Marie-Louise Von Franz.

Le fiabe tendono a spogliare molto del materiale culturale presente nelle grandi mitologie, il che significa che i modelli di base (archetipi) sono più facilmente discernibili.

 

sabato 2 dicembre 2023

Il dolore della Luna


Un bambino si trovava con la mamma nel piccolo giardinetto del suo paese. Aveva finito da poco di giocare con i suoi amichetti e si riposava accanto alla madre. Erano entrambi seduti su una panca. Si era fatto buio, ma le luci del piccolo parco tardavano ad accendersi.

Giosuè stringendosi al braccio della mamma e con lo sguardo rivolto al cielo, guardava i primi tenui bagliori delle stelle, domandò:

“Mamma, come sono nate le stelle?”

La mamma colse l’occasione per raccontargli una vecchia leggenda: “Giosuè ti rivelo una storiella che tuo nonno, quando avevo la tua età, mi raccontò.”

“Sì, si ... dai racconta!” subito sollecitò il bambino.

<<Prima che nascesse il mondo che vedi, la Terra era soltanto un enorme sasso che girava intorno al sole. Accanto a lei c’era la Luna. Si diceva che sia il Sole e sia la Luna avessero un’anima. In realtà il Sole era lo sposo della Luna. Dopo tanti e tanti anni, la Luna aveva un bambino nella pancia. Fu felicissima di questo suo stato e ne parlò con entusiasmo al Sole, suo marito. Tuttavia, il Sole non si mostrò troppo felice.

Quando la Luna chiese il motivo, lui rispose: “Speriamo che non sia una bambina!”

La Luna non capì l’implicazione e domandò di nuovo: "e se fosse una bambina?"
Il Sole, deciso, rispose: “Una donna non può stare come me. Se sarà così, la uccideremo. Io voglio un uomo che sia forte come me e che possa mantenere intatto il mio prestigio.”

La Luna fu devastata dal dolore pensando a questa funesta possibilità.  
Tre giorni dopo, la Luna diede alla luce una bambina. Il pensiero di saperla morta la terrorizzava. Decise di nascondere la bambina per evitare la sua tragica fine.

Quando il Sole seppe della nascita del figlio, chiese: “Dov’è il bambino? Voglio vederlo.”

“Era una bambina." La Luna rispose, “Così l’ho uccisa ieri, prima che lo facessi tu.”

Il Sole sapeva che la Luna non era abbastanza forte per uccidere qualcuno. Quindi, cercò per tutta la sua superficie il neonato ed infine trovò la bambina.

“Perché mi hai mentito?” il Sole Urlò.

Infuriato, afferrò la bambina e la fece in infiniti pezzettini e li sparse per l’universo. Quei pezzettini del corpo della poverina sono diventati le stelle lucenti che meravigliosamente ornano il nostro cielo notturno.>>

Giosuè restò a bocca aperta ed esclamò: “Mamma era cattivissimo il Sole!”

“Infatti Giosuè, la Luna e Il Sole litigarono così forte che alla fine si separarono. Per non vergognarsi del Sole, da quel giorno lei brilla solo di notte e si nasconde di giorno.”

Il bambino fissò le stelle, e disse: “Chissà se quella bambina fosse vissuta, cosa sarebbe diventata!”

“Una piccola Luna protettrice di tutti i bambini del mondo.” La mamma concluse il suo racconto e si alzarono dalla panchina per rincasare.

 

Gli Articoli più APPREZZATI nell'anno

Se ti è Piaciuto l'articolo, scrivimi. Ti risponderò.

Nome

Email *

Messaggio *